Il nome di un personaggio che stabilmente si legge nei giornali nazionali ucraini negli ultimi tempi è tornato assiduamente a circolare anche tra i media internazionali: Mikhail Saakashvili – già presidente georgiano, dopo esser stato alla guida della “Rivoluzione delle Rose”, e già governatore della regione di Odessa, in Ucraina.

L’ineffabile politico cosmopolita è riuscito nell’impresa di perdere la cittadinanza ucraina, che gli era costata in precedenza quella georgiana, e rimanere così apolide, ormai più personaggio in cerca di autore che rivoluzionario in cerca di una causa.

In Ucraina, Saakashvili, dopo aver trascorso un poco di tempo come governatore della regione di Odessa, da un anno a questa parte ha iniziato ad alzare la voce, accusando il governo di Kyiv di cospirazione politica: a suo parere Poroshenko avrebbe tradito gli ideali libertari di Maidan e si sarebbe sentito minacciato dal carisma e dalla popolarità dello stesso Saakashvili.

Saakashvili nel 2003 fu il principale artefice della rivolta popolare – presto nota come “Rivoluzione delle Rose” – che estromise il governo presieduto dall’ex ministro degli esteri di Gorbachev, Eduard Shevarnadze. Giovane, all’apparenza brillante, con amicizie importanti negli Stati Uniti, Saakasvili sembrava il prototipo del politico di nuova generazione, moderno e “occidentale”. Si guadagnò immediatamente il plauso dei media europei e statunitensi che confondevano l’apparente odio anti-russo del giovane georgiano per sincero afflato democratico. In realtà, l’idea di modernizzazione di Saakashvili non era poi molto diversa da quella di Putin: centralizzazione del potere, politicizzazione del sistema giudiziario, repressione dell’opposizione.

La nouvelle vague georgiana sfiorì molto presto: l’avventurismo politico di Saakashvili portò ad una rapida guerra con la Russia e ad una sua improvvida uscita dalla politica georgiana. Non però alla sua resa. A seguito della rivoluzione Maidan in Ucraina, il georgiano fu nominato governatore di Odessa dall’esecutivo comandato dal miliardario Poroshenko.
Saakashvili, mai eletto e messo a capo di una regione con molta etnia russa, cercò d’imporsi all’attenzione nazionale come campione dell’anti-corruzione, scelta coraggiosa, ma quantomeno bizzarra, dato che il suo padrino politico era proprio l’oligarca Poroshenko. Il resto è cronaca recente: le dimissioni, le accuse di corruzione contro il governo ucraino, la ridicola aspirazione di diventare un leader nazionale a capo di un partito minuscolo, la vendetta dell’Ucraina che gli ha levato la cittadinanza, il tentativo di arresto, la fuga sui tetti, la minaccia di suicidio, l’arresto, la liberazione e un interrogatorio al quale si è sempre sottratto.

Saakashvili, attraverso la sua vita spericolata, ci offre dunque qualche lezione.
L’ex presidente georgiano Mikhael Saakashvili, che nel suo paese dieci anni fa era riuscito a rimettere in piedi una economia “a brandelli”, ha sempre amato definirsi un “vecchio rivoluzionario”; ma l’Ucraina non ha bisogno di sovversivi.
È stato convocato in Ucraina dal presidente Petro Poroshenko, perché amici dai tempi universitari. Il signor Poroshenko ha sempre ammirato le capacità di riformatore del signor Saakashvili, così gli ha dato la cittadinanza ucraina e il governatorato dell’importante regione di Odessa in Ucraina, che aveva bisogno di un bel po’ di pulizia. Il signor Saakashvili al momento è sembrato all’altezza del compito affidatogli.

Le speranze della società ucraina erano molto alte verso la sua figura. Bene, in molti hanno preso un abbaglio, sottoscritto compreso.
Invece di un riformatore, è arrivato un rivoluzionario. Guidato da un ego ferito e da un insaziabile desiderio di potere, invece di compiere un miracolo, in Ucraina ha portato un virus che sta contagiando il sistema politico del paese. Da quando è arrivato, il signor Saakashvili si è trasformato in un agente di frammentazione, senza tener minimamente conto che in questo momento, anche con un solo colpo di vento, Kyiv rischia di prendersi una “polmonite politica”. Ha violato illegalmente la frontiera ucraina, ha incitato un’altra rivoluzione stile Maidan, ha deriso le leggi della nazione che lo ha ospitato di cui ha persino invocato l’occupazione degli edifici amministrativi. L’Ucraina non può permettersi un’altra rivoluzione, non ne ha minimamente bisogno.

L’Ucraina attualmente è in un momento di guerra di difesa contro l’aggressione del suo vicino “fraterno”, la Russia, che ha usato la sua forza militare per annettere illegalmente la Crimea e occupare l’Ucraina orientale, e sta impiegando l’arma della disinformazione e della propaganda per destabilizzare le istituzioni e bloccarne gli sforzi di riforma; ma la peggior onta è che sembra che il signor Saakashvili abbia già stipulato un patto con il diavolo: ha ricevuto fondi da un oligarca appoggiato dal Cremlino per incrementare le proteste nel paese.

Consapevolmente o inconsciamente sta giocando proprio nelle mani della Russia, e in Ucraina è diventato uno strumento di rottura. Essere amati ed accettati da chi ci circonda è uno dei nostri bisogni umani essenziali: nella famosa Piramide di Maslow, il bisogno di appartenenza si colloca addirittura al terzo gradino, subito dopo il bisogno di sicurezza (salute, lavoro, etc.). Tale bisogno è così importante che una delle paure più diffuse è proprio la paura del giudizio degli altri. Ognuno di noi teme di venir giudicato su un aspetto piuttosto che su un altro, ma alla base di tutto vi è il timore dell’umiliazione, dell’esclusione dal gruppo, dell’emarginazione. Ma all’ex georgiano sembra che la piramide di Maslow sia poco importante, per lui l’unica cosa che conta è il signor Saakashvili.

In Georgia quando era presidente è stato un riformatore efficace perché poteva fare quello che più gli piaceva, indipendentemente dal costo. L’Ucraina di oggi non è così, né dovrebbe mai più esserla. Kyiv ha avuto due recenti rivoluzioni per impedire il ritorno di questo tipo di governo diretto da uomini forti. Se l’Ucraina avesse voluto un’autocrazia, la Rivoluzione della Dignità del 2014 non ci sarebbe mai stata.

In questo momento, l’Ucraina ha bisogno di pace, del sostegno internazionale e di un forte contratto sociale tra il governo e la sua popolazione. Saakashvili non sta contribuendo a nessuno di questi obiettivi: afferma di opporsi alle istituzioni corrotte, ma invece prende fondi da amici di Putin per aizzare le proteste; sta minando la fiducia popolare nelle istituzioni – che in Ucraina è già carente; non critica in modo equo, responsabile e costruttivo, cerca solo di distruggere, qualsiasi cosa. È spericolato. È un toro in un negozio di porcellane, ma non sta distruggendo piatti e bicchieri, mette in gioco la vita di milioni di ucraini e la stabilità dell’intera regione.

Ciò non significa che le autorità ucraine siano irreprensibili; anzi compiono enormi errori e le riforme vanno avanti con il lumicino. La società ucraina non vuole più essere un giocattolo nelle mani dei politici; al contrario sta dimostrando che sono i politici che devono essere al servizio della volontà popolare. L’ucraino non tollera più l’inerzia e la nuda corruzione.

In questo momento emotivamente carico, il dovere della classe politica è di agire responsabilmente. I leader dovrebbero farsi un bel esame di coscienza e finalmente essere onesti: non sono sempre stati all’altezza del compito a loro assegnato. L’Ucraina ha bisogno di leader che facciano parte della soluzione, che siano visionari, fidati, patriottici, pronti a servire veramente il loro popolo e non che siano fonte di caos e instabilità. Saakashvili purtroppo, sembra che faccia più parte di questa seconda opzione.

Adidas Uncaged Sneakers UltraBOOST Blu ocb46ye Annunci
Report this ad
Report this ad